giu
27

Diario del Pride – Giorno 0

Oggi

Benvenuto a te che marci per la prima volta con noi.

Benvenuto a te che di Pride non ne hai saltato neanche uno.

Benvenuto al volontario che da settimane lavora perché oggi sia un giorno speciale.

Benvenuto a te che hai capito che questa battaglia è per tutti.

Benvenuto a chi rappresenta le istituzioni e sostiene con la sua presenza le istanze di una minoranza, perché così si differenzia  la civiltà dall’inciviltà.

Benvenuto a te che sei nato in un’altra terra e sei arrivato qui per scappare da qualcosa che ti terrorizzava, fosse fame o fosse guerra: forse non capisci ancora bene cosa chiediamo, ma sorridi perché la tua lotta e la nostra lotta sono sorelle.

Benvenuto a te che da casa o dal marciapiede protesterai per una manifestazione nella quale non ti riconosci: noi siamo qui anche per te, per quanto ci costi sappiamo che difendiamo anche la tua libertà.

Benvenuto a te che hai deciso di scendere in piazza oggi ed hai paura: passerà e tutto quello che hai vissuto diventerà la tua forza.

Benvenuto a te, che ancora a scendere per strada con noi non ce la fai: abbiamo gambe e voce anche per te, urleremo più forte perché tu possa trovare presto il coraggio di farlo.

Benvenuto a te che preghi un dio che sostieni ci odi: noi marciamo oggi perché tu possa continuare a pregarlo.

Benvenuto a te che stai pensando di lasciare questo paese perché non riconosce i tuoi diritti: ti capiamo tutti, di vita ne abbiamo una sola, continueremo a marciare per te anche quando sarai distante sperando che un giorno tu possa ritornare a casa e sentirti un cittadino come tutti gli altri.

Benvenuto a te che manifesti al Family Day: perché tutto l’odio che tu vomiti noi lo raccogliamo e lo trasformiamo in  amore, perché tutti i privilegi che rivendichi noi li raccoglieremo e li trasformeremo in libertà per tutti.

Perché oggi come tutti i Pride non c’è spazio per l’odio: oggi è il nostro orgoglio e noi lo festeggiamo con tutto il nostro amore.

Benvenuti al Pride di Torino 2015, il luogo dove c’è spazio per

UN SOLO ORGOGLIO, ZERO PREGIUDIZI

 

giu
26

Diario del Pride – Giorno -1

Presenza

Il Pride è un po’ come il diritto di voto. Un diritto dovere. Esserci rappresenta il modo per autoaffermarsi nella sua identità. Qualsiasi partecipante al Pride, qualsiasi sia la ragione che lo/la spinge ad essere per le strade di Torino domani esprime in qualche modo la sua voglia di partecipare ad un cambiamento. Il Pride non è solo una manifestazione di orgoglio, è la rappresentazione fisica, in un lungo serpente umano colorato, della voglia di esserci, della voglia di essere presenti a se stessi.

La presenza è importante, perché il corpo di ognuno di noi in quel giorno diventa ingranaggio di una lotta collettiva che nasce e si nutre dei nostri corpi. La presenza è terapeutica, perché l’energia e l’emozione che domani si sprigionerà a Torino è la stessa che ci da la forza di andare avanti nelle nostre rivendicazioni il giorno dopo ed il giorno dopo ancora. La presenza è l’essenza della rivendicazione: senza il corpo che marcia accanto ad altri corpi quel serpente perde spessore, perde forza e perde energia.

A chiunque di voi pensi che non esserci non cambi nulla nel valore di questa lotta per i diritti diciamo che non è così. Ognuno di noi, anche uno solo in più significa avere più teste, più cuori, più anima per riconoscere le differenze come un valore e non come un ostacolo.

Se sei in dubbio se scendere in piazza domani, decidi ora. Decidi di farlo soprattutto per te, perché sarai tu a beneficiarne per primo/a. Il Pride è qualcosa che ti smuove dentro dove i passi di ognuno di incrociano con quelli degli altri e dove la forza non si somma, ma si moltiplica.

La presenza è qualcosa di speciale, è appartenenza, è energia allo stato puro da condividere e raccogliere.

La presenza è un tuo diritto, ma chiunque tu sia, per qualsiasi ragione tu ti riconosca nei diritti delle persone LGBTQ, la presenza è soprattutto un dovere.

Ci vediamo domani, per ché quel domani sia davvero giusto e di tutti.

 

giu
26

Diario del Pride – Giorno -2

Assenza

Il tempo trascorre inesorabile. Tante compagne e tanti compagni di viaggio non ci sono più. Hanno combattuto e lottato con noi negli anni, ma oggi non sono più qui con noi. Qualsiasi conquista riusciremo ad ottenere da domani sarà anche per loro, ma loro non potranno gioire con noi.

Sono le assenze bianche di un Pride che tra due giorni chiederà ancora una volta con forza diritti ed uguaglianza, che pretenderà giustizia anche per chi no ha fatto in tempo a viverla. Che ha imparato le lezioni dalla propria storia, e che sulla propria storia chiede di non dimenticare chi non ha fatto in tempo a sentirsi un cittadino come tutti gli altri. Marceremo anche per voi, perché i vostri passi non siano perduti, ma diventino il sostegno del nostro cammino. Queste saranno assenze che faranno piangere il cuore.

Poi ci sono le assenze che fanno male alla ragione, quelle che fanno piangere, non il cuore ma il nostro buonsenso. Le assenze nere, di coloro che non scendono a vivere il Pride perché pensano che non sia per loro. Persone in carne ed ossa, che vivono le nostre stesse discriminazioni eppure dicono che non li riguardi. Le stesse persone che  trovano nel Pride qualcosa di alieno a loro… le stesse persone che non si rendono conto di come loro stessi si discriminino negandosi il piacere e la gioia di condividere un percorso, di riconoscersi negli altri.

Noi sabato ci saremo per tutti voi. Noi ogni giorno lottiamo anche per tutti gli assenti: marceremo con la testa per coloro che non riescono ad usare in maniera autonoma la loro, marceremo con il cuore… con il cuore colmo di dolore, ma con i sorrisi in viso, per coloro il cui cuore ormai non batte più.

 

giu
25

Diario del Pride – Giorno -3

Bullismo

La scuola è un microcosmo con regole a se stanti. Abbiamo tutti vissuto quell’ambiente con le sue regole, i suoi meccanismi. La parola bullismo è relativamente recente, ma ogni persona LGBTQ sa cosa significa sulla propria pelle.

L’emarginazione e lo scherno nell’età adolescenziale segnano ognuno di noi, che ne siamo fautori o vittime, li creiamo la nostra immagine di noi stessi: crescere come persona LGBTQ vittima di bullismo implica un maggior lavoro di accettazione, comporta più fatica degli altri. Il bullismo di per sé rappresenta una sconfitta del sistema educativo, ma quando è quello stesso sistema a discriminarti impedendoti di trovare punti di riferimento nei quali rispecchiarti per imparare a riconoscerti, allora la difficoltà diventa doppia e se possibile la sconfitta tripla.

La storia della “teoria del gender” sta scardinando quel duro lavoro di integrazione dei programmi didattici con strumenti che permettano anche alle persone LGBTQ ed alle persone loro vicine in ambito scolastico di comprendere meglio se stessi e ciò che accade loro intorno. Un branco di “fanatici” sta cercando di far passare questo fondamentale passaggio educativo come un tentativo di “indottrinamento”, non comprendendo quanto la crescita del valore della nostra scuola passi anche attraverso la capacitò di affrontare qualsiasi argomento in maniera aperta e ponderata, proprio per far crescere quei cittadini di domani che dovranno affrontare e combattere ogni tipo di discriminazione. Insomma “bullismo” politico di integralisti con il cervello immerso nella palude delle loro certezze.

Il Pride serve anche a questo: combattere ogni forma di bullismo, quello dei politici “integralisti” con la forza dei numeri, dei colori e dello scherno. Quello che troppi giovani vivono a scuola con lo sguardo di chi può dire: “supererai anche questo, guarda noi siamo qui a marciare anche per te, non avere paura non sarai mai solo”.

Ricordatevelo bene ragazze e ragazzi, non siete e non sarete mai soli: siamo tanti, siamo forti e ogni volta che vi sentite vittime di bullismo non abbiate paura di parlarne… l’unione fa la forza ed il 27 giugno per le strade di Torino capirete di che gran “forza” fate parte anche voi!

 

giu
23

Diario del Pride – Giorno -4

Privilegio

Le menti  vuote non conoscono il significato  delle parole. Leggere aiuta a comprendere, ma se leggi sempre lo stesso libro non è che puoi imparare cose nuove! La maggior parte dei simpatici “progressisti” che esprimono il loro “libero pensiero” contro la rivendicazione di diritti degli altri, vivono in una confusione mentale di altissimo livello, nella quale la parola “privilegio” sostituisce la parola “diritto”.

Il dizionario definisce privilegio “atto sovrano o legge che attribuisce a un soggetto o a una categoria di soggetti una posizione più favorevole di quella della generalità degli altri soggetti”. Che l’italiano sia una lingua complicata lo dicono quasi ovunque nel mondo, ma una volta strutturata bene la frase, come nel caso di questa definizione non diventa complesso comprendere che questa definizione più che assomigliare alle nostre rivendicazioni come movimento LGBTQ, si sposa perfettamente con la situazione delle coppie eterosessuali in questo paese.

Noi non chiediamo privilegi: noi chiediamo che non ci siano più privilegi… provate a rovesciare la questione per ciò che riguarda la richiesta di matrimonio  egualitario… non diventa divertente invertire le parti? Chi è contro le nostre rivendicazioni è un po’ come la nobiltà abbattuta dalla Rivoluzione Francese: vuole molto semplicemente mantenere un privilegio. Non per nulla una delle istituzioni più privilegiate nella storia degli ultimi mille anni appoggia pienamente le loro richieste: la chiesa cattolica, soprattutto in questo paese è esperta di privilegi!

Quando ascoltate i loro attacchi, la loro “disperata difesa della famiglia naturale”, ricordatelo sempre: loro stanno difendendo un privilegio, e noi sfiliamo con il nostro  orgoglio perché i privilegio nel XXI secolo non hanno più nessuna giustificazione!

giu
23

Diario del Pride – Giorno -5

Diritto

Facciamo per primi chiarezza nelle nostre teste. Rivendicare un diritto, o meglio esigerlo, non significa per forza doverlo esercitare. Molto spesso, soprattutto nei primi anni del movimento LGBTQ, si rivendicava una diversità come valore assoluto, anche nel costrutto sociale che le persone LGBTQ volevano dare alla propria vita: nulla di più vero dal punto di vista culturale e storico. Il movimento LGBTQ, ne più ne meno che altri movimenti di rivoluzione sessuale, hanno modificato la percezione di “norma”, allargando le menti ristrette di diversi paesi bigotti e stretti in un moralismo di origine religiosa (… magari in Italia dobbiamo lavorarci ancora un po’). Ma quello che è un profilo culturale e di sviluppo della società (un ruolo che ad esempio come comunità ci siamo perfettamente guadagnati quando è esplosa la pandemia dell’HIV), non è incompatibile con la rivendicazione di diritti per le famiglie omosessuali.

Spesso ascolto discorsi nei quali all’interno del movimento LGBTQ, la scelta di rivendicare il matrimonio viene tacciata di “conformismo alla norma eterosessuale”. Facciamo molta attenzione a non confondere il piano culturale con quello politico e dei diritti: non mantenerli unitari nelle nostre lotte implica la possibilità di perdere entrambe le battaglie. Mentre entrambe hanno un valore importantissimo, non soltanto per tutti noi, ma soprattutto  per un paese con non riesce più a parlare di sessualità e di diritti civili da troppi anni.

Abbiamo un ruolo importante il 27 giugno, rivendicare con orgoglio i nostri diritti ed allo stesso tempo la nostra diversità. Un pezzo di lotta non esclude l’altro, ma lo rafforza di fronte a chi vorrebbe appiattire tutto ad una mera discussione di diritti individuali da riconoscere, e non ad una vera discussione di emancipazione ed uguaglianza.

 

giu
22

Diario del Pride – Giorno -6

Odio

Quanto odio mastichiamo ogni giorno nella nostra quotidianità. Questi giorni prima del Pride ne hanno visto di odio nelle piazze e nei campi. Odio mascherato da libertà di opinione, ma sempre odio rimane, non può avere altro nome.

Guardare il Family Day sui giornali o in televisione ha creato dapprima un senso di smarrimento e di fastidio: all’odio diventa facile rispondere con altrettanto odio. Poi ti calmi, rifletti, usi la testa ed usi il cuore e capisci soprattutto una cosa. Che sei dalla parte giusta della storia e che loro abitano il vasto campo della parte sbagliata. Non c’è un giudizio morale in questa riflessione, ma la semplice considerazione che il mondo evolve e cresce, mentre chi in questo momento fomenta l’odio rimane nel proprio steccato che la storia sta rendendo uno spazio sempre più angusto.

Ho smesso di condividere, ritwittare o commentare le esternazioni di questi reazionari, ho pensato che è dar loro soddisfazione. Leggo distrattamente i loro “editti” pensando che è giusto essere informati, ma andare oltre è sprecare tempo.

Lascio a loro l’urlo di dolore di chi soffre di una patologia tremenda: la convinzione che il mondo giri intorno a loro. E lo stesso dovremo fare tutti  noi il prossimo 27 giugno camminando per le strade di una Torino multicolore: sguardo dritto, schiena alta e sorrisi sui nostri visi. Più loro urlano odio, più noi vinciamo con il nostro amore. Più loro indicano la nostra strada come il male assoluto, più la nostra strada diventa un rettilineo verso i nostri diritti. Siamo tutti orgogliosi perché la storia è già dalla nostra parte. Ignorarli sarà già una vittoria.

giu
22

Diario del Pride – Giorno -7

Outing

Outing ovvero “svelare”,  che molti confondono con il coming out. Stesso oggetto, ma modalità e scopo assolutamente diversi. L’outing è un atto di forza, il coming out un atto spontaneo. E già questo li differenzia molto. La pratica dell’outing ha avuto alcune sue punte massime negli anni ’90, utilizzato come strumento per sbugiardare soprattutto politici conservatori che condannando pubblicamente l’omosessualità poi nel loro privato saltellavano da un letto di stallone all’altro dimenticandosi bellamente delle loro dichiarazioni. Insomma l’outing è spesso stato usato come strumento di lotta politica contro chi da un lato per opportunismo politico, interesse religioso o qualsiasi altra ragione ha contrastato le istanze del movimento LGBT.

L’outing è un’arma, e come tutte le armi richiede violenza per essere usata. Spesso è uno strumento con il quale il movimento omosessuale ha cercato di difendersi, soprattutto da attacchi che provenivano da quelle frange conservatrici che “predicano bene e razzolano male”. Nelle battaglie le armi servono, soprattutto le armi di difesa, ma bisogna essere capaci ad usarle bene. A volte il contraccolpo diventa violento e il rischio di farsi male pur volendo in realtà difendersi da altri attacchi è molto alto.

In Italia il movimento LGBTQ non ha mai usato in maniera eclatante l’outing: un po’ per mancanza di capacità politica ed organizzativa, un po’ perché in realtà questo paese è assuefatto alle ipocrisie. Se dicessimo ad esempio che un noto politico di destra che spesso grida anatemi contro le rivendicazioni delle persone LGBTQ, forse si riuscirebbe a strappare un titolo di giornale, ma il livello ormai di esasperazione al quale siamo arrivati rispetto all’incoerenza delle nostre classi dirigenti, non farebbe indignare o sconvolgere nessuno. Se dicessimo che un noto prelato nelle alte gerarchie clericali in realtà la sera ospita orge di alto livello con uomini ben torniti fatti entrare in gran segreto in Vaticano, nessuno griderebbe allo scandalo (anche perché “nell’alto clero” ne succedono già davvero di ogni colore e fino ad ora i cattolici li ho visti solo scende in piazza contro qualcun altro, ma non ad esempio contro pedofilia o corruzione finanziaria).

Questo è un paese dove l’outing come strumento di difesa non avrebbe nessun tipo di successo: il nostro perbenismo in realtà nasconde ormai un’assuefazione totale al peggio, siamo un paese abituato davvero ad ogni tipo di sorpresa ed ad ogni tipo di bassezza. Siamo un paese che ha bisogno di essere risvegliato dal torpore che ormai lo circonda.

Il compito è anche nostro, ogni volta che scendendo in piazza per il nostro orgoglio, proviamo a ricordare in maniera goliardica e divertita che questa nazione è rimasta indietro, troppo indietro rispetto al resto del nostro continente.

Il 27 gridiamo ancora più forte per svegliare i nostri connazionali! Ora è il nostro momento.

 

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