Perché parlare di migranti LGBTQI?

Il/la migrante LGBTQI è ancor più vulnerabile a causa del suo differente orientamento sessuale: l’abbandono del Paese natale è spesso fuga da leggi repressive e da un controllo sociale che porta non solo a discriminazioni ma anche vere e proprie violenze e persecuzioni.

Nei centri di accoglienza, inoltre, il migrante omosessuale ha timore che sia rivelato il suo orientamento agli altri ospiti e che da ciò ne derivi la prosecuzione e l’inasprimento delle sue sofferenze.

Quali sono le difficoltà del migrante LGBTQI?

  • Audizione in Commissione

    Durante l’audizione in Commissione Territoriale le persone migranti, pressate dal forte stress emotivo del momento, non riescono facilmente a circostanziare la storia personale in maniera corretta e coerente.

  • Barriere linguistiche

    Se provenienti da aree rurali di alcuni Paesi, non sono in grado di descrivere il proprio orientamento sessuale – secondo termini e modelli comuni al mondo “occidentale” – e raccontano genericamente di “incontri con amici”.

  • Pressione sociale

    Il migrante omosessuale, durante l’audizione, ha il timore che l’interprete / traduttore possa diffondere nella comunità straniera il contenuto delle dichiarazioni rese, esponendolo a fonti di discriminazione.

  • Altre difficoltà

    Durante i colloqui preparatori alla Commissione l’interrogativo del migrante è: “come posso dimostrare la mia omosessualità?”

UN PICCOLO GESTO PER UNA CAUSA GRANDE

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FORMAZIONE

Rivolta a tutti gli operatori, gli educatori e i mediatori delle cooperative coinvolte nel processo di accoglienza dei migranti.

INFORMATIVE

Destinate ai richiedenti asilo che spesso non hanno consapevolezza che la loro condizione è un valido motivo di concessione di protezione internazionale. (Convenzione di Ginevra)

COUNSELING

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