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Dei “pirla” in guerra.

Week end intenso. Come lo sono tutti i periodi in cui si dichiara una guerra. Una guerra nella quale le persone di buon senso sono attaccate ancora una volta da chi vive di becero integralismo. Perché di questo si tratta e di null’altro. Non ci sono ragioni di stato, non ci sono interessi sociali, se non quelli di calcolo politico e di giochi di potere. La splendida conferenza “Difendere la famiglia per difendere la comunità” di sabato scorso poteva passare totalmente inosservata come qualsiasi conferenza di parte, ma due cose lo impedivano prima del suo svolgimento: il patrocinio della Regione Lombardia, l’utilizzo del logo EXPO 2015. Molte cose l’hanno invece resa una vera dichiarazione di guerra nei confronti di tutti coloro che pensano che i diritti siano un bene comune e non una decisione di parte. Ecco un breve elenco che ci porta a questa considerazione:

–          i toni pacati usati: mentre si svolgeva una conferenza fuori a poche centinaia di metri in migliaia manifestavano il dissenso verso un’iniziativa che coinvolgeva anche associazioni che promuovono le famose “terapie riparative” (per capirci quelle che dicono che se preghi tanto e vedi un po’ di film porno eterosessuali mentre ti danno delle scosse elettriche cambi orientamento sessuale in un batter di ciglia). Il Presidente della Regione Lombardia pensava bene di definire quelle persone “4 pirla”… un’eleganza sconvolgente in grado di rendere ancora più convinta una folla che ha sfidato freddo ed uno spiegamento di forze di polizia che neanche una partita allo stadio ha mai visto.

–          l’eleganza nel gestire il contraddittorio: dimostrata ampiamente quando un giovane 22enne prova a fare dal palco una domanda, volutamente provocatoria, ma strutturata apposta per mettere in evidenza le contraddizioni delle teorie espresse dal palco. E’ stato gentilmente allontanato con la forza dopo una serie di epiteti di un’eleganza eccezionale tra i quali merita una nota particolare il “culattone” urlato da parte di un ex ministro della Repubblica dalla platea. Insomma uno stile “very english” nell’affrontare il dissenso che merita una citazione negli annali.

–          i partecipanti: da sottolineare la presenza di un bel prete condannato per abusi sui minori, tal don Inzoli, potente ciellino ed ex del Banco Alimentare, allontanato dal Papa stesso e condannato ad una “pena medicinale perpetua” (tradotto in soldoni per i non avvezzi al diritto canonico: mettiti da qualche parte, stai buono, non parlare, non farti vedere e non rompere le scatole). Dal palco poi non sono mancati interventi illuminanti tra i quali quelli del sociologo ultracattolico Massimo Introvigne (in Piemonte lo ricordiamo bene nell’elezione di Cota con Alleanza Cattolica): ha sostenuto ne suo intervento la necessità di “… creare consumatori e contributori per pagare le pensioni ai nostri anziani”, profondo pensiero che individua il valore intrinseco della famiglia come strumento per tenere in piedi l’economia finanziaria di questo paese. Perfettamente in linea con il livello culturale della manifestazione la partecipazione di Costanza Miriano, unica scrittrice al mondo che ha potuto cancellare anni di femminismo ed emancipazione solo con il titolo del suo libro: “Sposati e sii sottomessa”. Sulla linea ipermoderna del suo scritto anche il suo intervento dal palco dove ha sottolineato che “…Essendo donna, sapete, vado in ansia” ed anche che è ben felice di fare la madre ed incaricarsi in toto di tutte le responsabilità genitoriali poiché “mio marito non sente la notte, non è colpa sua se non si alza a prendere il bambino”.

–          la società che promuovono: che sembra esattamente la fotocopia mal fatta di un medioevo evidentemente non troppo distante e nel quale tutto ciò che è diverso automaticamente è contro. Insomma l’idea che quello che non condivido e non capisco, di per se sia una minaccia. L’esatto contrario di ciò che le associazioni LGBTQI promuovono da sempre, ovvero l’inclusione e la diversità come ricchezza.

Capire la differenza tra le due posizione contrapposte sabato a Milano non dovrebbe essere difficile: da una parte qualcuno esclude, impone una posizione e difende quella che ritiene erroneamente una “verità assoluta”; dall’altra qualcuno lotta perché i diritti siano di tutti, perché cadano i recinti e ci sia parità di trattamento tra tutti i cittadini. Non è difficile, anche il più arcicattolico estremista della terra se ci riflette un attimo comprende come lottare contro l’omofobia e per uguali diritti per tutti non significhi privare la santa famiglia cattolica romana di niente, assolutamente di niente.

Quelle migliaia di persone, felici, che pensavano e festeggiavano in piazza sabato volevano solo sottolineare questa differenza, farla capire anche ai più recalcitranti, e la prova di forza che il potere cattofascita lombardo ha messo in piedi infischiandosene anche di chi difende l’EXPO 2015 come evento di tutti, diventa adesso semplicemente una dichiarazione di guerra alla quale non si può non rispondere. Una guerra in cui l’arma vincente è l’intelligenza, il sarcasmo e la solidarietà, una guerra nella quale non c’è spazio per la neutralità. Adesso questo paese deve scegliere una strada: sta ai politici, al mondo dello spettacolo, a quello della cultura, ed a tutta la società civile scoprire le carte. Chi non si schiera ha scelto già: l’oscurantismo reazionario di matrice cattolica, il fascismo culturale ed il medio evo.

E tu che leggi queste righe cosa fai? Continui a nasconderti dietro un video o cominci a lavorare per vincere questa guerra un volta per tutte?

1 commento
  1. Lalla dice:

    Faccio mia la frase di Kurt Cobain
    “Non sono gay ma vorrei esserlo solo per fare incazzre gli omofobi”.
    E’ triste per la mia generazione pensare di invecchiare in un epoca ‘mediovale’, reazionaria ed ignorante. Ciascuno deve fare la sua parte quotidianamente.
    Lalla

    Rispondi

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