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Abolito (quasi) il “Don’t ask, don’t tell”: una vera conquista?

La Camera dei Rappresentanti americana ha votato l’abolizione del tanto famigerato DADT, il “Don’t ask, don’t tell” introdotto da Bill Clinton e che, di fatto, autorizzava l’ingresso di gay e lesbiche nell’esercito a patto di tacere il proprio orientamento sessuale.

omofobia

Molti la considerano una conquista. E c’è da aggiungere che era una delle più forti promesse di Obama sin dalle primarie quando, sui temi di diritti LGBT si batteva con la Clinton che invece proponeva il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’adozione da parte di coppie gay e lesbiche.

Certo in via di principio si tratta di una conquista. Togliere il divieto ad una persona di dichiarare il proprio orientamento sessuale significa, né più né meno, restituirgli la sua dignità e il suo onore.

Ma io faccio sempre fatica ad accostare gli eserciti al concetto di progresso. Questo non vuole essere, sia chiaro, un pacifismo retorico e di maniera. Ma la norma che verrà abolita, se confermata anche dal Senato, riguarderà una minuscola parte della società e per di più in un “settore”, quello della guerra che assai raramente porta conquiste sociali e civili evolute e moderne.

Ogni passo in avanti è da prendere come un passo in avanti. E così la prendiamo.

Ma ritengo che l’orizzonte delle conquiste LGBT sia da spostare molto più in avanti della possibilità di imbracciare un fucile.

Proprio in questi giorno Jimmy Carter uno dei più insignificanti ex Presidente degli Stati Uniti, ma anche uno dei più attrezzati intellettualmente ed esempio di pensiero progressivo, ha detto che gli Stati Uniti sono pronti per avere un Presidente gay.

E se proprio mi si chiedesse di scegliere se guidare un carro armato o guidare un governo…

Daniele Viotti