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Il PD, i Diritti, i “solo” e i “sempre”.

Penso di avere ormai capito come si sentissero le donne dei vari partiti di Sinistra quando, negli anni passati, portavano avanti le loro battaglie sulle quote rosa, le soglie minime, il diritto di tribuna: sopportate.

È la stessa sensazione che vive chi prova a portare nel Partito Democratico quei temi che sono in qualche modo legati alla laicità e ai diritti. E in particolare i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

E che si ripresenta ogni volta che c’è da scrivere un programma, presentare un documento, organizzare una Festa Democratica.  E regolarmente partono i distinguo, i giri di parole e poi la solita domanda: ma tu vuoi che parliamo solo di diritti? E questa domanda fa male. Perché è un’accusa. Un’accusa di egoismo e di miopia. Che non si può accettare.

Prendete le linee programmatiche presentate dal nuovo Sindaco di Torino Fassino. Andate a vederle sul suo sito. In tutti i dieci punti non c’è una sola parola relativa ai diritti civili, alle nuove famiglie, al testamento biologico.

Hanno un bel dire, alcuni difensori del Sindaco, che c’è l’innovazione, la lotta al precariato, l’attenzione all’ambiente, che poi però gli assessori le cose le faranno vedrai, che in Consiglio comunale ci saranno degli emendamenti. Ci manca ancora, vorrei rispondere.

Però, personalmente, non ho più voglia di dire “c’è quello, pazienza se non c’è quell’altro”. Non voglio più andare a cercare nelle pieghe di un programma o nelle buone intenzioni di un consigliere, di un assessore, di un politico in genere le cose che mi sono dovute (non che vorrei: che mi sono dovute).

E queste cose hanno un nome e un cognome. E questo va scritto in modo chiaro e netto. Non è un problema di vedere inserito l’acronimo LGBT e poche righe di contorno per soddisfare una paranoia. Il problema è di vedere il mio partito (perchè ostinatamente continuo a pensarlo come mio) che declina le proprie scelte e costruisce le proprie politiche tenendo conto di tutte e tutti.

Non voglio un partito che si occupi “solo” dei temi LGBT, ma voglio un partito e dei politici che si occupino “sempre” dei temi LGBT.

Così come non voglio un partito che si occupi solo di integrazione, ma voglio un partito che si occupi sempre di integrazione.

E non voglio un partito che si occupi solo di laicità ma che se ne occupi sempre.

E per “sempre” intendo ogni volta che scrive un documento, ogni volta che formula una proposta programmatica o scrive un programma elettorale.

“Sempre” significa che un tema è diventato patrimonio culturale di questo partito su cui ogni volta non deve essere aperto un confronto e un dibattito. Così come per l’ambiente, il lavoro, lo sviluppo, l’equità sociale.

Un partito progressista europeo ha il coraggio di mettere sempre insieme tutti i temi e i suoi dirigenti hanno il dovere di trovare una proposta definitiva (DEFINITIVA) da proporre con coraggio alle cittadine e ai cittadini.

Con una forte dose di ottimismo io credo che in questo Paese le riforme (quelle vere, quelle che incidono sulla vita dei cittadini) si faranno solo quando il Partito Democratico deciderà che è il momento. E questo l’unico motivo che spinge tante lesbiche e tanti gay a continuare a votare il PD. Perché speriamo che si arrivi a un punto in cui non si è più sopportati ma finalmente e definitivamente considerati perché non portiamo avanti “solo” le nostre battaglie. Ma vorremmo che queste fossero “sempre” accolte.

Daniele Viotti

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