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Io mi arrabbio molto, mi arrabbio sempre.

Mi arrabbio per molte cose, che mi riguardino o meno, ma forse un po’ di più per quelle che mi riguardano.

Qualcuno mi dice che serve a poco, che vivo in un paese così, che mi faccio il sangue amaro invano, come se i motivi della mia rabbia non fossero degni di nota.

Leggo con molto interesse le opinioni più disparate sul tema dei matrimoni omosessuali, sui diritti che chiediamo, su quelli negati, su quelli neppure presi in considerazione dalla maggior parte della popolazione.

GrindrLeggo e ascolto pareri vicini ai miei, di rado in realtà, altri comunque dettati dal buonsenso, e molto spesso becerate che anche al bar mi farebbero andare di traverso il caffè. Ho ormai capito che gli italiani sono un popolo bravissimo a far spallucce, a non godere del dubbio che farebbe di un problema di qualcuno  un problema di tutti, a non considerare una discriminazione fino a quando non se ne diventa personalmente vittima, a confondere frasi razziste per opinioni rispettabili.

Dicevo io mi arrabbio molto. Ma non è vero del tutto. Io mi incazzo proprio.

C’è una cosa che mi fa incazzare quasi quanto le sparate di diversi politicanti-che non nomino, perchè non lo meritano,  e perchè l’imbarazzo della scelta mi impedirebbe di proseguire. Parlo di una precisa tipologia di omosessuale, che vado a descrivervi. Nella quasi totalità dei casi il primo approccio avviene tramite chat, che siano siti web dedicati a favorire incontri e conoscenze piuttosto che applicazioni per smartphone è irrilevante. La suddetta tipologia di omosessuale si riconosce subito, perchè nel proprio profilo non mostra nessuna foto del viso, insomma, è facilissimo trovarsi a flirtare con la foto di un tramonto, di un peluche, di un paio di scarpe, giusto per citare temi ricorrenti. Sono numerosissimi anche i decapitati, cioè quelli che mostrano tronchi più o meno irsuti, capezzoluti, palestrati e via dicendo.

Ora vi spiego perchè mi arrabbio.

bender appLa rabbia scaturisce da quella che considero una scorrettezza di fondo, la domanda che sorge spontanea, edulcorata per questioni letterarie, è più o meno questa:
“per quale motivo dovrei rispondere ai complimenti di qualcuno di cui non conosco neppure i connotati?”. la questione è ovviamente più complessa. in partenza non mostrarsi è una scorrettezza, dicevo, un gesto di deliberata maleducazione, ma è sintomo di un problema profondo. Sono giunto alla conclusione che chi si nasconde ha sicuramente un problema da risolvere, e i casi non sono poi molti. Pochi ,immagino, non si mostrano perché si considerano brutti o poco avvenenti. Altri, molto più numerosi, non si mostrano perché cercano in segreto scappatelle fuori dalla loro relazione. Altri ancora, una percentuale inquietantemente rilevante, nonché una sotto-categoria della precedente, riguarda uomini, a detta loro eterosessuali, fidanzati, sposati, spesso padri. Gli ultimi, e anche questi sono moltissimi,  invece  cercano incontri clandestini , chiedono massima riservatezza per preservare il segreto della loro omosessualità, non essendo dichiarati. Non rispondo quasi mai, ai messaggi di chi mi scrive senza foto, ma di tanto in tanto mi viene la curiosità di sapere a quale categoria tra le sopraelencate appartenga chi mi ha contattato. Mi sono ritrovato a scambiare chiacchiere con padri di famiglia depressi, preti, ragazzi che non avevano il coraggio di vivere sotto la luce del sole, o più spesso con certi stronzi che finivano per accusarmi di essere bravo a dare giudizi affrettati con fantasiosi insulti di coda. Spesso ho anche fatto il tentativo di far valere le mie ragioni, prima che la conversazione sfumasse nella ricerca di qualcuno disponibile a dar loro quello che andavano cercando.

E ripeto, io mi arrabbio.

me2Mi arrabbio perchè per nessuno di noi è stato facile, perchè penso alle lotte di chi è venuto  prima di me e mi ha reso la vita più facile, perchè penso a certi paesi in cui potrei finire con un cappio al collo, perchè penso ad un ragazzino vittima di bullismo che si getta dal balcone, perchè c’è chi per permetterci quello che abbiamo ora ci è pure morto. Una medaglia con due facce: la prima rappresentata dalla viltà di chi non si è  preso la responsabilità di quello che è, che ha trovato soluzioni alternative, che spesso si trova a rovinar la vita a se stesso e a chi gli vuole bene ; la seconda da chi invece lo ha fatto e deve necessariamente lavorare anche per tutti gli altri, e lottare contro un sistema alimentato da bigottismo, retaggi culturali  e religiosi. Io , come molti altri, chiedo i diritti che ancora ci vengono negati, ma so di per certo che il grosso del danno non è fatto dalle dichiarazioni surreali dei Giovanardi di turno, ma dagli stronzi che si limitano a cercare sesso occasionale e poi tornano alle loro tristi vite di menzogne e omissioni. Al prossimo che mi chiederà massima discrezione, o che mi racconterà delle sue paure verso  la moglie arpia (che se mai scoprisse che lui ha il vizietto gli impedirebbe di certo di rivedere i suoi figli- e io figli non ne ho e non posso capire!) probabilmente non risponderò.

di certo, mi incazzerò.

Ancora.

Di Mattia Surroz