giu
20

Diario del Pride – Giorno -8

Coming Out

Uscire fuori. Non è mai indolore. Non lo è stato per nessuno di noi, non lo sarà per chi legge ed ancora non l’ha fatto. Ma dopo si apre una prateria, di libertà e di opportunità, perché una volta che “siamo usciti fuori” nessuno può rinchiuderci più in nessun recinto.

E’ una conquista di libertà, qualcosa che cambia la nostra vita in un attimo, che ci ripaga di sofferenza e di difficoltà, perché improvvisamente ci riconosciamo negli altri ed altrettanto improvvisamente ci sentiamo liberi nella nostra identità. Il coming out non è mai lo stesso per tutti, ognuno ha la sua storia, ognuno avrà il suo percorso, ma il Pride rappresenta anche la libertà di dichiararsi apertamente, per strada, alla luce del giorno. La liberà di vivere il nostro coming out come parte del nostro orgoglio LGBTQ.

Il prossimo 27 giugno chiunque sarà presente al Pride farà il suo coming out: i compagni di percorso LGBTQ vivranno il  coming out più diretto, ma anche tutte le persone non LGBTQ vivranno il loro coming out: quello di persone libere di cuore e di mente. Ci saranno migliaia di storie per strada a Torino ed ognuna di quelle storie ha un valore, suo personale e proprio in quel giorno collettivo. Un’energia che si libera in abbraccio e che avvolge una città intera, una regione intera, un paese intero.

Un po’ come i coming out che ognuno vivrà rispetto al proprio orientamento od identità sessuale: un’energia che improvvisamente si libererà per se stessi, ma per tutti. Perché come ci hanno insegnato le compagne femministe con uno slogan che negli anni ’70 voleva rappresentare che le scelte individuali incidono sulla collettività: il personale è politico.

Perché il 27 giugno sia un giorno in cui molti di voi provino la meravigliosa esperienza di “uscire fuori”.

 

giu
19

Diario del Pride – Giorno -9

Amore

Semplicemente eccezionali. Quando ogni anno sfiliamo per il nostro Pride siamo semplicemente eccezionali. Pensate un istante a tutte le manifestazioni di rivendicazione che ogni anno, ogni mese, ogni singolo giorno sfilano per le strade del nostro paese.

Tutte legittime (o quasi) e tutte rispettabilissime (o quasi – per inciso le manifestazioni di Casa Pound ad esempio non rientrano tra queste). In molte di queste manifestazioni possiamo riconoscere molti dei nostri valori: la condivisone di una lotta va oltre l’oggetto specifico, ma vale tanto  più assomiglia al principio per il quale anche noi combattiamo.

Eppure soltanto il Pride ha una caratteristica che in nessun’altra manifestazione sarà possibile ritrovare: l’amore. Perché ciò per cui noi ci battiamo è la nostra libertà di amare. Quando le nostre sfilate vengono criticate da forbiti pensatori con uno spirito moralista, criticando la nostra capacità di fare famiglia perché ci abbigliamo durante il Pride nelle maniere più svariate e stravaganti, questi bravi detrattori dimenticano l’oggetto principale del nostro essere li: la difesa del nostro amore, e dei diritti che per esso noi rivendichiamo.

 

E chi onestamente potrebbe definirsi contro l’amore? Soltanto qualcuno che si nutre di odio, odio profondo, l’antitesi di ciò che noi festeggiamo in maniera colorata e chiassosa… se solo avessero voglia di scoprire con noi che cosa stiamo rivendicando, allora le loro idee impallidirebbero subito. Ma per comprendere e conoscere ci vuole coraggio, e tutti sappiamo bene come gli omofobi di coraggio e forza in realtà ne abbiano davvero poco.

Allora il 27 giugno anneghiamo tutti loro in un mare di AMORE. Il nostro!

 

giu
18

Diario del Pride – Giorno -10

Fraternità (2)

Ognuno di noi conosce la violenza. Conosce la discriminazione. Ognuno di noi ha nella sua vita vissuto almeno una volta sulla sua pelle cosa la propria condizione può produrre. Da qui nasce la storia del Pride, da qui nascono le battaglie che ognuno di noi, ogni giorno, in grando o in piccolo combatte.

Volenti o nolenti ognuno di noi è un lottatore. Da quando abbiamo accettato la nostra condizione, il nostro orientamento, la nostra identità, insomma da quando abbiamo accettato noi stessi per ciò che siamo abbiamo cominciato a guardare intorno il nostro mondo. Abbiamo tutti scoperto che esiste chi non ci rispetta, tutela, ama per ciò che siamo. Omofobia, xenofobia, razzismo, sessismo. Quante parole per descrivere una condizione sola: odio!

Noi abbiamo imparato a riconoscere l’odio rivolto verso di noi, in piazza e con le nostre azioni quotidiane lo combattiamo. Ma se ci fermiamo a combattere solo il nostro di odio allora anche in questo caso la nostra battaglia è già persa. Perché l’odio che fermeremo noi si rivolta contro un altro diverso, un diverso da noi. Se non riconosciamo nelle battaglie degli altri il nostro stesso bisogno, allora siamo già sconfitti. Mai come in questi giorni ognuno di noi deve imparare a riconoscersi negli altri, anche e soprattutto fuori dal movimento LGBTQ: io sono donna, io sono migrante, io sono rom, io sono musulmano, io sono ebreo, io sono diversamente abile, io sono chiunque in questo mondo viene perseguitato per ciò che è. La fraternità nella lotta è la forza che ci permette di avanzare e di non retrocedere mai.

Pensateci bene quando per le strade di Torino il prossimo 27 giugno, perché mentre cammineremo, danzeremo e dimostreremo il nostro orgoglio, qualsiasi passo avanti riusciremo a fare, lo faremo anche per chi aspetta asilo seduto su uno scoglio, per qualcuna che ha perso il lavoro “perché rischia di rimanere in cinta”, per qualcuno “che puzza”. Se ti discriminano per ciò che sei, per la tua condizione, per dove sei nato o per come sta il tuo fisico, allora sei mio fratello, ed ogni passo che faccio è anche per te.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

B. Brecht

 

giu
16

Diario del Pride – Giorno -11

Fraternità (1)

Il Pride è un giorno di rivendicazione e di festa. Un insieme di cose differenti, ma che partono dallo stesso punto di origine: ribellione dalla discriminazione e dall’oppressione. Per questo è una giornata importante: la data non è stata scelta a caso, ma come tutte le date è un simbolo, il simbolo di una comunità che ha cominciato a ribellarsi ad ogni tipo di sopruso e di discriminazione.

Una comunità vasta, composita e multiforme. E’ costato anni di confronto, lavoro e sacrificio portare ad una visione unitaria questa comunità la cui sintesi sta in una sigla che usiamo spesso LGBTQI. Io non sono mai stato lesbica, non sono mai stato transessuale, non sono mai stato transgender, e così via per ognuna delle lettere che seguono. Sono semplicemente omosessuale (parola che nella sua pienezza mi piace molto più di gay, ma questo è solo un vezzo). Ma condivido il senso di fraternità che lega le mie battaglie ad ognuna di quelle lettere riportate nella sigla del nostro movimento: siamo sotto uno stesso cielo che ci accomuna per negazione di diritti, discriminazione e razzismo. Il senso del nostro movimento è quello di comprendere empaticamente quanto vivono gli altri e condividerne obiettivi e strumenti di lotta. E sottolineo l’importanza dell’empatia: “essa rappresenta la capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d’animo di un’altra persona. L’empatia è dunque un processo: essere con l’altro” (cit. Wikipedia).

Quando sento commenti  omofobi, transofobi o “qualsiasicosafobi”  tra le persone del movimento LGBTQI comprendo perfettamente quanto il lavoro di crescita empatica del nostro movimento abbia ancora bisogno di tanto, ma tanto, davvero tantissimo lavoro.

Il prossimo 27 giugno, quando saremo tutti per le strade di Torino, proviamo a guardarci intorno, a cercare qualcuno che per esperienza, identità, modo di porsi sia il più possibile lontano da noi. Avviciniamoci a lui o lei e cominciamo a parlare, a mente ed a cuore aperti per cercare di capire perché siamo nella stessa piazza, nella stessa manifestazione, nello stesso giorno e nello stesso momento. Quel giorno diamo ancora più senso al nostro Pride, rendiamola una giornata in cui “empaticamente” proviamo a comprendere l’altro ed a riconoscerlo in noi stessi anche per le sue differenze. Pensateci: è quello che faranno le migliaia di eterosessuali che scenderanno in piazza con noi, perché nel loro percorso di vita hanno compreso che anche loro fanno parte della nostra comunità, la comunità di chi si batte per un valore assoluto nel quale tutti possono riconoscersi, il diritto ad  essere se stessi…

Il 27 giugno abbiamo un’altra occasione per essere sempre più orgogliosi di ciò che siamo… quest’occasione si chiama riconoscere il valore della fraternità!

 

giu
15

Diario Del Pride – Giorno -12

Uguaglianza

Sostantivo femminile che non implica il fatto di essere uguali. Infatti nessuno di noi è uguale ad un altro. L’uguaglianza parte dal concetto di diversità come condizione di partenza. Se non si parte da questo presupposto  qualsiasi percorso verso l’uguaglianza non può partire.

Il dizionario dice che l’uguaglianza è un ideale etico-giuridico o etico-politico, secondo cui i membri di una collettività devono essere considerati allo stesso modo relativamente a determinati diritti o valori. Non importa quale che sia la differenza che li caratterizza, ma i membri di una collettività devono essere considerati allo stesso modo.

Basterebbe che i nostri legislatori leggessero il dizionario, compito che a quanto pare sembra essere sempre  più difficile anche per loro. Quindi, vista questa loro grave mancanza, non ci resta che rimboccarci le maniche e continuare noi a ricordare loro il fatto che in questo momento la nostra Repubblica è fondata sulla disuguaglianza.

Se nel rivendicare questo sacrosanto riconoscimento siamo i primi a dimenticarci della nostra diversità allora diventiamo noi stessi vittime delle discriminazioni che vogliamo combattere. Impariamo per primi che le parole hanno un  senso nel nostro crescere come persone e come comunità solo se ne comprendiamo il senso. Ricordiamocelo tutti quando urleremo i nostri slogan per le strade di Torino il prossimo 27 giugno.

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.

S.Penna

 

giu
15

Torino Pride 2015 – Lo spot

Il Torino Pride 2015 si avvicina e lo spot è fantastico!

Grazie ad Andrea Curti e ad Enzo Facente per l’ideazione e la realizzazione

giu
14

Diario del Pride – Giorno -13

Libertà

La prima volta che abbiamo parlato di matrimonio egualitario era il 1995. In quell’anno qualcuno ancora oggi molto famoso diceva che il Pride doveva diventare una manifestazione dove il popolo LGBTQ dimostrava la sua voglia di pari dignità presentandosi come “normale”. “Vestiamoci normalmente”, “Manifestiamo in maniera dignitosa” erano le parole d’ordine di quell’anno. Per tutta risposta una parte di quel Pride (per la cronaca quella finita su tutti i giornali con non poco orgoglio da parte nostra) fu aperta da una trasgender vestita da torta nuziale, una lesbica vestita da sposo ed un gay vestita da sposa (se cercate le foto di quel Pride su internet, Bologna 1995, molti di voi riconosceranno facilmente almeno due delle persone che qui si citano). Abbiamo deciso di farlo perché la LIBERTA non si rivendica sottovoce, la libertà di essere ciò che si è la si rivendica URLANDO. Urlando con la voce, urlando con il proprio corpo.

Il Pride nasce da una rivoluzione (il caso vuole proprio avviata da una transessuale e da una scarpa con dei tacchi di 20 cm). E le rivoluzioni pretendono che non vi siano limiti nell’espressione, altrimenti non si chiamano rivoluzioni. Ogni volta che scendiamo in piazza per un Pride dobbiamo urlare con ogni fibra del nostro corpo e rivendicare la diversità come elemento di base del nostro essere. Se non lo facciamo con la voce, con gli slogan, con i colori, con la musica, con il corpo allora non stiamo facendo il nostro dovere. Oggetto della discriminazione di cui siamo ancora vittime è la nostra sessualità, il nostro genere, la nostra diversità dalla “norma”. Se noi non rompiamo quella norma cosa stiamo rivendicando? In questi giorni ho letto molti commenti su come l’immagine festosa e godereccia dei Pride possa addirittura danneggiare la rivendicazione dei nostri diritti. Nulla di più sbagliato: il giorno che rivendicheremo il nostro ORGOGLIO senza mostrare la nostra diversità, il nostro corpo e la nostra vera natura, ci conformeremo esattamente a quello che gli altri pretendono da noi: l’invisibilità. Noi non siamo e non saremo mai invisibili, non lo siamo con il nostro vissuto, che parte dal nostro desiderio, dalla nostra mente e dal nostro corpo. Se smettessimo allora, per quanti diritti ci possano essere riconosciuti, avremmo fallito la nostra battaglia.

Il nostro ORGOGLIO è sempre più vero quando è libero dai nostri PREGIUDIZI.

Piero Pirotto

 

giu
12

Diario del Pride – Giorno -15

Orgoglio

2 luglio del 1994: e la data del primo Pride ufficiale nel nostro paese. L’idea partì dal Circolo Mario Mieli di Roma ed raggiunse noi a Torino provocando dapprima stupore, poi una grande fase di esaltazione.

La voglia di esserci fu tale che per la prima volta si pensò di realizzare un manifesto per ricordare la giornata dell’orgoglio omosessuale e lo si affisse per le strade di Torino. Una semplice scritta “Saremo tutti uguali. Ma prima dovrà passare il Pregiudizio universale”, ed una data 28 giugno 2014.

Di quel Pride non posso personalmente dimenticare alcuni piccoli frammenti: un viaggio di notte in treno, pieno di attesa e di emozione per la prima manifestazione pubblica che provavamo a fare; la tensione all’arrivo in piazza Santissimi Apostoli per il timore di ritrovarci in pochissimi manifestanti e ritrovarsi invece a vivere la gioia di quella piazza che si riempiva di 10.000 persone da tutta Italia; il Sindaco Rutelli (si proprio lui… pensate all’epoca era addirittura radicale) che scendendo le scalinate del Campidoglio con la stessa sobrietà di Wanda Osiris viene a dare il benvenuto al corteo.

Il sole in viso, l’orgoglio e la voglia di urlare la nostra voglia di libertà, una mano che stringo durante l’intero percorso e con la quale divido piccole e grandi battaglie: questi tuttavia sono le vere emozioni che ricordo di quel Pride: perché una giornata come quella del tuo primo Pride ti cambia. Ti fa provare per la prima volta, con l’energia di chi ti circonda, cosa significa davvero l’Orgoglio Omosessuale: quell’insieme di persone che chiede gli stessi diritti ti segna… e dopo il primo Pride qualcosa cambia, dentro ognuno di noi.

Allora se qualcuno di voi sarà per la prima volta al Pride del prossimo 27 giugno ecco il nostro benvenuto: ti aspettiamo tutti a braccia aperte… qualsiasi sia la tua identità, il tuo genere, il tuo orientamento, qualsiasi sia la ragione che ti spinge a scendere per strada al nostro fianco sappi fin da ora che la nostra energia travolgerà anche te… un solo orgoglio, zero pregiudizi!

Piero Pirotto

 

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