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giu
22

Diario del Pride – Giorno -7

Outing

Outing ovvero “svelare”,  che molti confondono con il coming out. Stesso oggetto, ma modalità e scopo assolutamente diversi. L’outing è un atto di forza, il coming out un atto spontaneo. E già questo li differenzia molto. La pratica dell’outing ha avuto alcune sue punte massime negli anni ’90, utilizzato come strumento per sbugiardare soprattutto politici conservatori che condannando pubblicamente l’omosessualità poi nel loro privato saltellavano da un letto di stallone all’altro dimenticandosi bellamente delle loro dichiarazioni. Insomma l’outing è spesso stato usato come strumento di lotta politica contro chi da un lato per opportunismo politico, interesse religioso o qualsiasi altra ragione ha contrastato le istanze del movimento LGBT.

L’outing è un’arma, e come tutte le armi richiede violenza per essere usata. Spesso è uno strumento con il quale il movimento omosessuale ha cercato di difendersi, soprattutto da attacchi che provenivano da quelle frange conservatrici che “predicano bene e razzolano male”. Nelle battaglie le armi servono, soprattutto le armi di difesa, ma bisogna essere capaci ad usarle bene. A volte il contraccolpo diventa violento e il rischio di farsi male pur volendo in realtà difendersi da altri attacchi è molto alto.

In Italia il movimento LGBTQ non ha mai usato in maniera eclatante l’outing: un po’ per mancanza di capacità politica ed organizzativa, un po’ perché in realtà questo paese è assuefatto alle ipocrisie. Se dicessimo ad esempio che un noto politico di destra che spesso grida anatemi contro le rivendicazioni delle persone LGBTQ, forse si riuscirebbe a strappare un titolo di giornale, ma il livello ormai di esasperazione al quale siamo arrivati rispetto all’incoerenza delle nostre classi dirigenti, non farebbe indignare o sconvolgere nessuno. Se dicessimo che un noto prelato nelle alte gerarchie clericali in realtà la sera ospita orge di alto livello con uomini ben torniti fatti entrare in gran segreto in Vaticano, nessuno griderebbe allo scandalo (anche perché “nell’alto clero” ne succedono già davvero di ogni colore e fino ad ora i cattolici li ho visti solo scende in piazza contro qualcun altro, ma non ad esempio contro pedofilia o corruzione finanziaria).

Questo è un paese dove l’outing come strumento di difesa non avrebbe nessun tipo di successo: il nostro perbenismo in realtà nasconde ormai un’assuefazione totale al peggio, siamo un paese abituato davvero ad ogni tipo di sorpresa ed ad ogni tipo di bassezza. Siamo un paese che ha bisogno di essere risvegliato dal torpore che ormai lo circonda.

Il compito è anche nostro, ogni volta che scendendo in piazza per il nostro orgoglio, proviamo a ricordare in maniera goliardica e divertita che questa nazione è rimasta indietro, troppo indietro rispetto al resto del nostro continente.

Il 27 gridiamo ancora più forte per svegliare i nostri connazionali! Ora è il nostro momento.