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giu
23

Diario del Pride – Giorno -5

Diritto

Facciamo per primi chiarezza nelle nostre teste. Rivendicare un diritto, o meglio esigerlo, non significa per forza doverlo esercitare. Molto spesso, soprattutto nei primi anni del movimento LGBTQ, si rivendicava una diversità come valore assoluto, anche nel costrutto sociale che le persone LGBTQ volevano dare alla propria vita: nulla di più vero dal punto di vista culturale e storico. Il movimento LGBTQ, ne più ne meno che altri movimenti di rivoluzione sessuale, hanno modificato la percezione di “norma”, allargando le menti ristrette di diversi paesi bigotti e stretti in un moralismo di origine religiosa (… magari in Italia dobbiamo lavorarci ancora un po’). Ma quello che è un profilo culturale e di sviluppo della società (un ruolo che ad esempio come comunità ci siamo perfettamente guadagnati quando è esplosa la pandemia dell’HIV), non è incompatibile con la rivendicazione di diritti per le famiglie omosessuali.

Spesso ascolto discorsi nei quali all’interno del movimento LGBTQ, la scelta di rivendicare il matrimonio viene tacciata di “conformismo alla norma eterosessuale”. Facciamo molta attenzione a non confondere il piano culturale con quello politico e dei diritti: non mantenerli unitari nelle nostre lotte implica la possibilità di perdere entrambe le battaglie. Mentre entrambe hanno un valore importantissimo, non soltanto per tutti noi, ma soprattutto  per un paese con non riesce più a parlare di sessualità e di diritti civili da troppi anni.

Abbiamo un ruolo importante il 27 giugno, rivendicare con orgoglio i nostri diritti ed allo stesso tempo la nostra diversità. Un pezzo di lotta non esclude l’altro, ma lo rafforza di fronte a chi vorrebbe appiattire tutto ad una mera discussione di diritti individuali da riconoscere, e non ad una vera discussione di emancipazione ed uguaglianza.